“Il fuoco, l’acqua e Napoli in mezzo”. Napoli e i napoletani: vizi e virtù visti con gli occhi del tedesco Ruprecht Günter.

Il fuoco, l'acqua e Napoli in mezzo

Tra i tanti luoghi comuni legati alla città di Napoli ce ne sono alcuni che, nonostante tutto, hanno una certa aderenza alla realtà, seppure nel tempo ne siano diventati una grottesca stortura. 

Senza dubbio rientra in questa categoria l’ormai diffusa immagine di Napoli che la descrive come una città che si ama e si odia allo stesso tempo, a tal punto pregna di contraddizioni da risultare quasi ossimorica. 

Come ogni luogo comune, però, anche questa definizione risulta riduttiva e superficiale ed è proprio da questo assunto che, nel tentativo di approfondire la conoscenza della città di Partenope e delle sue contraddizioni, nasce dalla penna e dall’obiettivo di Ruprecht Günther “Il fuoco, l’acqua e Napoli in mezzo” (Bagarì Edizioni, 2019)

Il fuoco, l’acqua e Napoli in mezzo” è, a tutti gli effetti, un viaggio per le strade del centro storico e di talune periferie in cui la città sul Golfo viene descritta attraverso una serie di dettagli che passano spesso in secondo piano, ma che sono più evidenti agli occhi ed alle orecchie di chi non li vive quotidianamente rispetto a chi vi è immerso sin dalla nascita. Dai rumori crepitanti dei motorini, passando per le edicole votive e le feste di quartiere, Ruprecht Günter riesce a restituire ai suoi lettori uno spaccato della Napoli più popolare con la semplice descrizione di aspetti e momenti particolari della vita dei singoli cittadini.

Proprio partendo da questi, l’autore riesce ad analizzare l’indole propria del popolo napoletano, allegoricamente rappresentata dal fuoco del vulcano che brucia sotto la pelle di ogni singolo abitante. Quello stesso fuoco che arde alimentato dal desiderio di vivere e fa sì che impegni, problemi ed obiettivi vengano spesso offuscati dalla smisurata attenzione data al presente, dalla smania irrefrenabile di godere della propria vita, privando il futuro ed il passato di qualsiasi importanza. Una brama di vivere tale da spingere l’autore ad affermare che: “L’avidità per la vita e la consapevolezza della propria transitorietà sono due facce della stessa medaglia, ecco perché vogliono tutto. All’istante.”

Ma esattamente come Napoli è divisa sin dalle sue origini tra il Vesuvio, simbolo di fertilità e precarietà, perfetta metafora di vita e morte allo stesso tempo, ed il mare, insieme simbolo di pericolo, di speranza e possibilità infinite, lo stesso accade al suo popolo, costretto dalla storia e dalle circostanze a vivere in questo continuo gioco di luci ed ombre. I racconti di Rosaria, l’amica dell’autore da cui provengono i vari aneddoti presenti nel libro, permettono di cogliere fin nel profondo questa condizione di dualismo.

Il fuoco, acqua e Napoli in mezzo” (Bagarì Edizioni) non è una semplice distinzione tra bene e male, tra giusto e sbagliato, quanto piuttosto la descrizione di una vera e propria condizione di esistenza perennemente in bilico tra due facce della stessa realtà. Due facce che ricordano, neanche a dirlo, le due personalità di Pulcinella, personaggio della tradizione che incarna a pieno questa antinomia. Da un lato abbiamo la sua maschera, irriverente, arguta ed ironica, dall’altro il volto dietro la maschera, disilluso e sofferente per la condizione in cui è costretto e dalla quale non può liberarsi.

In questa condizione anche l’etica e la morale, in un certo senso, assumono connotazioni impensabili altrove, creando codici di comportamento validi in situazioni normalmente prive di qualsiasi forma di etica o morale.
Ruprecht Günther fa sì che dalle pagine di “Fuoco, acqua e Napoli in mezzo” emerga forte l’idea che Napoli ed i napoletani non siano di per sé contraddittori, ma che vivano piuttosto una condizione di alterità tale da ribaltare il normale ordine di valori e creare un posto in cui lo spazio ed il tempo vengono percepiti diversamente.
Un luogo unico in cui la vita è in un limbo tra l’ironia che permette di affrontarla e la sofferenza per la propria, immutabile, condizione.
Il fuoco, l’acqua e Napoli in mezzo, appunto.

Il fuoco, l’acqua e Napoli in mezzo (Bagarì Edizioni) è disponibile presso il nostro store Bagarì .

TRA SCETTICISMO E CONSAPEVOLEZZE, COME PRESERVARE IL FUTURO?

Anidride carbonica, metano, protossito di azoto, perfluorocarburi, idrofluorocarburi, esafluoruro di zolfo. Sono questi i cosiddetti gas climalteranti, responsabili dell’effetto serra e del conseguente riscaldamento globale, prodotti dai combustibili fossili come il petrolio, dalle industrie chimiche e manifatturiere, dalle discariche e da numerose altre attività antropiche. Difatti il Protocollo di Kyoto, firmato da 55 Nazioni nel 16 febbraio 2005, pone come obiettivo internazionale la riduzione delle emissioni dei suddetti gas, nel tentativo di contenere il riscaldamento globale entro e non oltre i 2C°. Purtroppo la scarsa dimostrabilitá delle possibili conseguenze dei cambiamenti climatici dovuti a tale innalzamento e la necessità di tempi dilatatissimi per verificarne l’esattezza, hanno lasciato aperti numerosi interrogativi sulla reale entità del problema, a partire dai primi studi del Novecento. Risulta facilmente comprensibile, allora, la posizione di chi da una parte non ha ritenuto reale il pericolo dei cambiamenti climatici e di chi dall’altra, invece, ha erroneamente creduto che l’inquinamento potesse generare catastrofi naturali, ere glaciali o tempeste solari piuttosto che costanti e graduali cambiamenti nell’habitat terrestre. Tuttavia, gli avvenimenti recenti e la sempre maggiore attenzione al problema da parte di istituzioni ed esponenti del mondo scientifico non lasciano più spazio a scetticismi e catastrofismi: il pianeta ed il suo clima stanno lentamente cambiando, anno dopo anno, lustro dopo lustro, e non è possibile stabilire cosa realmente aspetti le generazioni future.

Day Zero, crisi idrica a Città del Capo

Da dieci anni a questa parte episodi di crisi idrica si sono susseguiti in diverse zone del mondo simili tra loro per conformazione geologica e caratteristiche climatiche. Dalle zone rurali del Mar Arabico, dall’Iran alla Somalia, colpite da insolite e persistenti siccità, passando per San Paolo, in Brasile, dove nel 2015 i tubi dell’impianto idrico sono arrivati ad aspirare il fango, fino al Sud Africa, colpito duramente dalla diminuzione delle piogge invernali e dalla conseguente riduzione della portata dei fiumi. Nella fattispecie, la metropoli sudafricana di Città del Capo ha dovuto affrontare una crescente crisi idrica, conseguente al prosciugamento della diga di Theewaterskloof Dam, che ha raggiunto il suo apice nel corso del 2018, rischiando di trasformare Città del Capo nella prima metropoli della storia a terminare i rifornimenti idrici. Per il 19 aprile dello stesso anno era previsto quello che le istituzioni e i media hanno soprannominato Day Zero, ovvero il giorno in cui i rubinetti di Città del Capo avrebbero dovuto essere chiusi per razionare l’acqua entro i limiti di 25 litri pro capite al giorno, a fronte di un consumo medio, stimato su scala mondiale, di 185 litri pro capite. Fortunatamente, il pronto intervento delle autorità preposte ed il sorprendente senso civico dei cittadini nell’evitare gli sprechi hanno evitato una soluzione tanto drastica quanto rischiosa per l’ordine pubblico. In questo modo il limite imposto non è andato al di sotto dei 50 litri pro capite, corrispondenti, in ogni caso, alla quantità di acqua necessaria ad una doccia della durata di otto minuti. Il pericolo in realtà non è scampato poiché il Day Zero è stato solo rimandato, secondo le fonti ufficiali, al 2019, ed è questo il motivo per cui le vicende del Sudafrica devono assurgere a prova tangibile delle ripercussioni dei cambiamenti climatici e a monito per la popolazione dell’intero pianeta.

Un modello da seguire per tutelare il futuro

La situazione in cui riversa il pianeta, d’altronde, è preoccupante, tenendo conto che all’innalzamento delle temperature dovute ai gas climalteranti ed alle ormai note ripercussioni quali l’innalzamento del livello del mare, lo scioglimento delle calotte polari, l’estinzione di diverse specie di flora e fauna e sempre più frequenti disastri naturali, si vanno ad aggiungere numerose altre problematiche relative, ad esempio, allo smaltimento dei rifiuti ed allo sversamento delle plastiche nel mare. Anche se slegati tra loro, questi ed altri fenomeni stanno lentamente modificando il nostro habitat, ovvero l’insieme delle caratteristiche fisiche ed ambientali necessarie alla sopravvivenza della nostra specie e di tutte quelle presenti sulla terra. Tuttavia la lentezza con cui queste modificazioni avvengono rendono ancor più difficile sensibilizzare i singoli individui e renderli effettivamente consapevoli del reale problema.

La lezione di Città del Capo


Considerando le difficoltà che si hanno nel prevedere le condizioni climatiche da un giorno all’altro, come si può sperare di avere risposte certe su modalità e tempistiche dei cambiamenti climatici? Per questo, attenersi a vicende come quelle del Sudafrica è quanto mai necessario, soprattutto se si tiene conto dell’importanza rivestita dai singoli cittadini nel superamento della fase più acuta della crisi. Nel periodo di transizione da una condizione climatica ad un’altra che la Terra sta attraversando, il senso civico, l’impegno profuso e la forza di volontà dimostrata dagli abitanti della capitale sudafricana devono divenire il modello da seguire affinché si possa reprimere il problema e, qualora fosse ancora possibile, eliminarlo. La questione dei cambiamenti climatici non può più essere sottovalutata né ignorata, ed ecco perché non è più accettabile, tra le tante mancanze, che capi di Stato e multinazionali violino apertamente ed impunemente il protocollo di Kyoto od i trattati affini. Se infatti è vero che non vi sono dati certi in merito ai mutamenti climatici, è altrettanto vero che tutti gli studi sono concordi nell’affermare che in presenza di un effetto serra troppo accentuato la vita è impossibile, motivo per cui, per esempio, Venere è stato considerato un pianeta non abitabile. I possibili scenari futuri sono dunque conclamati e la speranza è che il Day Zero di Città del Capo e la pronta risposta dei suoi cittadini divengano memento indelebile per il genere umano. Perseverando nell’attuale condotta, infatti, le nostre azioni influenzeranno ineluttabilmente le sorti del pianeta, tramandando alle generazioni future un problema sempre più ampio e di difficile risoluzione.

OBSOLESCENZA PROGRAMMATA, IL PREZZO DEL PROGRESSO?

Smartphone, tablet, console, GPS, televisione, PC, laptop. Quotidianamente ogni individuo impiega uno o più di questi dispositivi ed è, in tal modo, ripetutamente costretto a fare i conti con i malfunzionamenti o l’usura a cui, per natura, sono soggetti. Dietro questi stessi problemi, propri di ogni dispositivo tecnologico, si cela un astuto stratagemma attuato dalle aziende, figlio della cinica politica del consumismo.

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