Briganti o criminali?

Negli ultimi mesi del 1863 su L’Indipendente,  Alexander Dumas pubbica il racconto in sette capitoli dal titolo “Pietro Monaco sua moglie Maria Oliverio e i loro complici”.  Il francese segue prima da giornalista e poi da scrittore le terribili vicende dei due, apparentemente feroci e navigati criminali , ma nella realtà  entrambi meno che trentenni.

Lui, ex borbonico e poi garibaldino (più per interesse che per ideale),  tornato a casa non trova le terre da coltivare promesse da Garibaldi ma la tipica, antica rivalità calabrese fra dirimpettai, mista al coacervo di malaffare e guapparia;  lei, Maria, una feroce Erinne che si scaglia imprecando e bestemmiando sulla sorella dormiente infierendo con una scure sul suo corpo per 50 volte, fino a mutilarla, ed a compiacersi dell’accaduto nel raccontarlo. Dumas in principio credette, ingenuamente, di aver trovato, per la reciproca vicinanza a Garibaldi, in Pietro Monaco l’incarnazione del modello di brigante immaginato, ma egli (e se ne rese conto anche lo scrittore) non fu mai brigante politico, probabilmente la vera figura centrale della storia è Maria, figura di tutt’altro spessore letterario.
D’altronde come il francese scriveva: «affermarsi sia anche peggiore di lui».

Il brigantaggio per Dumas

Eppure, forse disgustato dagli orrori di cui i due giovani si macchiarono, non indagò ulteriormente sui loro reali moventi, forse sottovalutò la brigantessa , anche come  personaggio storico , per lui isterica passionale reclutata dalla banda di Monaco perché «la presenza di una donna le dava una certa poesia ed un’aria pittoresca a cui i briganti non sono insensibili».
Dumas pagava la totale idealizzazione dell’impresa unitaria,  come si evince anche nell’esaltazione eroica delle forze dell’ordine unite nel comune obiettivo,  opposti con sprezzo del pericolo ai briganti, meschini ed egoisti, pronti a tradire i compagni pur di salvarsi.
Giunto al settimo capitolo il francese amareggiato taglia corto : Terminiamo questa storia già troppo lunga”.   
Ma la Storia, con la S maiuscola, invece avrebbe rivalutato questa figura femminile così controversa;  se su Pietro Monaco il dubbio fra brigante e comune criminale resterà legittimo, su Maria no, ella fu brigantessa a tutti gli effetti, spietata con i traditori,  ma mite con gli innocenti, unica brigantessa nella storia d’Italia condannata alla pena di morte, poi commutata dal re in ergastolo.


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