ALEXANDRE DUMAS E I SUOI LIBRI: PERCHÈ DOVREMMO RILEGGERLI?

Perché rileggere gli autori del passato? Che senso ha,oggi, riprendere i libri di Alexandre Dumas, ad esempio? Proviamo a dare una risposta a queste domande, a partire da una breve riflessione sulla lettura

Una ragione profonda ci spinge a portare ai lettori gli inediti di Alexandre Dumas. Ma prima di spiegarlo, vogliamo fare alcune considerazioni sulla lettura. Infatti, la lettura è una delle attività a cui dedichiamo più tempo di quanto immaginiamo: dall’occhiata sbadata alle vetrine dei negozi allo sguardo attento intrappolato in una poesia, la decifrazione di quei simboli comunemente noti come “lettere” ormai ci è connaturata. Eppure la natura di quel che leggiamo non è ovvia, mentre l’autore dei testi ci resta ignoto. Di quest’ultimo possiamo anche conoscerne le informazioni biografiche – basta fare una ricerca – ma la sua vita ci rimarrà comunque sconosciuta. Da lettori, ci sentiamo chiamati a trovare un senso nel testo, anche dove potrebbe non esserci; invece, l’autore è responsabile di uno scritto sul quale è comunque chiamato a riflettere.
Il più delle volte dell’autore ci è noto unicamente il nome: egli diventa, per noi, il suo libro. Da questo ne deduciamo la biografia, il carattere e la visione del mondo. Così intesa la lettura assume un senso suo proprio: da un lato il lettore segue una vicenda narrata, dall’altra interagisce con chi l’ha scritta.
È tutto molto diverso da quel che accade nella pubblicità, che fonda la propria ragion d’essere in qualcosa di altro – vendere. Conservando ancora il segno della mano del suo artefice, il libro non perde il proprio tratto umano per diventare più efficace. Fatto questo excursus, non è difficile comprendere l’importanza della rilettura degli autori del passato: vi troviamo quella intima connessione di vita, biografia, tempo storico e passione letteraria che definiscono il fascino immortale della letteratura.

Alexandre Dumas padre: l’importanza dell’autore

Ogni scrittore è un uomo o una donna che ha vissuto il proprio tempo, prima di essere autore dei propri libri. Senza ombra di dubbio, Alexandre Dumas padre è una delle personalità più adatte al recupero di questo fondamentale rapporto tra vita, storia e letteratura: uomo irrequieto, carismatico, dotato di un acume sottile e di una inesauribile curiosità,
Alexandre Dumas è tra i pochi scrittori dell’Ottocento a meritare la propria fama anche solo per l’unica opera che non hanno mai scritto, ovvero la sua biografia.
Di origini meticce, con sangue haitiano nelle vene, animato da una forte vocazione per le lettere e il teatro, due volte rivoluzionario, sono poche le cose che Dumas non ha fatto nella sua vita. A fronte di uno stile non eccessivamente originale, l’interesse per l’autore francese deriva in gran parte dalla sua incredibile capacità di leggere i propri tempi, dall’amore sconfinato per la letteratura a lui contemporanea e dall’intelligenza politica, sicché anche chi è abituato a confrontarsi con autori dalla penna assai più seducente della sua, non può restare indifferente dinanzi alle vicende narrate e alle analisi svolte. Ogni sommossa, dettaglio, innovazione, evento, significativo e non, con il quale Dumas si è trovato a fare i conti, viene sapientemente riportato e trova il proprio posto nel suo universo letterario. Attraverso la sua vita, una vita nella quale l’incessante attività non ha mai smesso d’esser accompagnata dalla dedizione alla scrittura, è l’Ottocento europeo stesso a rivivere attraverso il lettore e nel lettore.

Alexandre Dumas: i libri da rileggere

Alla luce di quanto detto, finalmente si può dare una risposta esaustiva alla domanda sul perché rileggere i libri di Alexandre Dumas ai giorni nostri. Far rivivere l’autore de I tre moschettieri, de Il Conte di Montecristo e l’instancabile garibaldino de L’Indipendente – oltre che autore di numerose commedie e opere minori – comporta il recupero di quella stretta connessione tra attività professionale e vita personale capace di restituire ai libri il loro fascino immortale. Grazie alla sua penna il lettore riscopre la genuinità del legame tra uomo e scrittura, l’intima verità della comunicazione. Il testo non è fatto per essere slegato dal suo autore e presentarsi al lettore come se fosse autonomo, una potenza estranea accidentalmente legata all’uomo.
Ciò che Dumas ha ancora da insegnarci è quel connubio tra curiosità e responsabilità per cui un autore riesce a trasmettere ai propri testi la vita che egli stesso sta vivendo.
Solo grazie ai testi vivi, infatti, il lettore può a sua volta iniziare la ricerca di una propria vita, di contro all’alienazione che imperversa nella società integralmente amministrata da una logica barbara, produttrice esclusivamente degli epigrammi anonimi e deturpati degli spot pubblicitari.

PERCHÉ REGALARE LIBRI D’ARTE?

Siamo quotidianamente sommersi da immagini, talvolta disturbanti e non richieste. A cosa rivolgere la nostra attenzione? Nei libri d’arte la risposta.

I libri d’arte illustrati da William Morris ai nostri giorni

Sin dai manoscritti miniati, il disegno ha sempre avuto il suo spazio accanto alla parola, conferendo maggiore significato al testo. Per certi versi la stessa sinergia tra discorso verbale e icona persiste oggi nel fumetto. Nel XIX secolo William Morris, tra i fondatori della scuola preraffaellita e fautore di un’arte democratica e libera da ogni vincolo accademico, pubblicò una serie di libri di design, raccolte dei propri motivi decorativi rappresentanti fiori dallo stile medievaleggiante. Da allora i libri d’arte hanno guadagnato un posto nei cataloghi di ogni casa editrice. L’arte si è avvicinata al pubblico e un effetto di ciò è, per esempio, la proliferazione di corsi di fotografia, manuali tecnici per profani e la pubblicazione di monografie firmate da grandi artisti, come Genesi di Sebastião Salgado. Il libro d’arte istruisce e affascina. Non solo attenzione all’opera ma anche all’artista come personaggio mediatico: è il caso di Marina Abramoviĉ la cui autobiografia è un bestseller.

Libri d’arte: un dono inusuale

Oggi è messo in discussione il concetto stesso di bellezza. Un libro d’arte è senza dubbio un magnifico oggetto da possedere, un regalo originale anche per chi non ha familiarità con la lettura ma che ha una forte capacità immaginativa, per chi ama essere stimolato visivamente da nuove idee. Phula (Bagarì Edizioni, 2019) si inserisce in questa tradizione artistica in cui il disegno viaggia autonomamente rispetto al testo, perché contiene in sé il proprio valore comunicativo e non deve necessariamente accompagnare altri codici linguistici. Permette di avvicinarsi all’elementarità dell’atto creativo e comprenderlo: il fiore è la metafora ideale della naturale progressione del disegno, allegoria dell’attesa e della pazienza del coltivatore che – come l’artigiano – attende e cattura il momento giusto per concretare un prodotto finito. Regalando un libro si rischia sempre di non incontrare i gusti del destinatario e di offrirgli in dono un testo che sarà sottostimato e mai letto davvero. Il libro d’arte, invece, conserva il valore della lettura e della consultazione – propri dell’oggetto libro – offrendo in aggiunta un appagamento al sentimento del bello. In definitiva, regalare un libro d’arte non si limita alla materialità del dono, ma significa provocare l’altro a risvegliare i propri sensi e, di conseguenza, tornare a immaginare.

PADRE ALEX ZANOTELLI: CHI È L’AUTORE DELLA POSTFAZIONE A LETTERA AL MINISTRO DEGLI INTERNI

In una società pervasa dall’indifferenza e condizionata da una politica che colpevolizza il povero, esiste ancora qualcuno in grado di alzare la voce? Padre Alex Zanotelli risponde nella postfazione di “Lettera al Ministro degli Interni”, libro di Michele Di Mauro (Bagarì Edizioni, febbraio 2019)

Alex Zanotelli: comprendere e difendere l’Africa

Alex Zanotelli è un sacerdote dell’ordine dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, noto soprattutto per la sua attività missionaria. La prima esperienza da missionario risale a metà degli anni ‘60, nel Sudan meridionale, territorio tormentato dalla guerra civile. Tornato a Verona, verso la fine degli anni ‘70, Zanotelli viene nominato direttore di uno dei giornali legati all’ordine dei comboniani: Nigrizia. Sotto la sua direzione, il giornale diviene un mensile socio-politico incentrato sulla situazione economico-sociale dell’Africa. Nel 1994, padre Alex torna in Africa, questa volta a Korogocho, una delle baraccopoli che circondano Nairobi (Kenya).

Sin dai tempi del Sudan, padre Alex Zanotelli avanza modelli economici e sociali fondati su principi evangelici, spesso radice dei suoi aspri contrasti con la classe politica. I temi maggiormente affrontati dal sacerdote sono stati l’apartheid del Sudafrica, la produzione e il commercio delle armi, la critica al modello di sviluppo occidentale e la nonviolenza. Infatti, la sua attività di missionario non consiste nella semplice divulgazione dei principi cristiani; al contrario, è fondata sulla comprensione di altre culture e sull’adattamento di tali principi agli usi e costumi dei paesi ospitanti, preservando e, soprattutto, rispettando la loro identità.

La nuova sfida di padre Alex: il Rione Sanità di Napoli

Oggi padre Alex Zanotelli vive in uno dei quartieri più problematici di Napoli, il Rione Sanità. Proprio in riferimento alle condizioni sociali del complicato quartiere, in un’intervista del 2018 al Corriere della Sera, ha infatti affermato: «Si combatte anche qui. Non c’è un asilo comunale, non c’è una scuola media, non c’è lo Stato».

Così, nella postfazione di “Lettera al Ministro degli Interni” si impegna a evidenziare quanto le persone che vivono in tali contesti, nell’indifferenza da parte dello Stato, vedano la criminalità organizzata prendere il controllo delle strutture del territorio e dei giovani. Anche il fenomeno delle baby gang è una conseguenza di questo comportamento, poiché la “rabbia profonda” dei più giovani ragazzi sfocia in una violenza inusitata. Nella postfazione, padre alex Zanotelli aggiunge ancora: «io parlerei di ragazzini che stanno crescendo semplicemente senza nessun valore, se non quello di far soldi, farli al più presto, per la vita bella proiettata dalla televisione, berlusconiana in particolare».

“Lettera al Ministro degli Interni”: la soluzione di padre Alex Zanotelli

È evidente che la perdita di valori di cui padre Alex parla non riguarda solo la realtà della periferia di Napoli. Infatti, a questa realtà se ne oppone un’altra caratterizzata fortemente dal consumismo: la “Napoli bene”. Questi due mondi, sulla carta opposti, manifestano una eguale perdita di valori e indifferenza per l’altro. E a questo proposito Zanotelli sostiene: «Questa società, che ha indirizzato ognuno a vivere solo per se stesso, rende ancora più difficile il mettersi insieme».

Com’è possibile opporsi ad un processo che sembra ormai inarrestabile? È possibile curare una società ormai totalmente immersa in questo sistema economico-finanziario?

L’unico modo di colmare questa distanza tra poveri e privilegiati, secondo padre Alex, consiste nel recupero della giustizia sociale, della consapevolezza della dignità di ogni uomo e il vivere in equilibrio con il pianeta e con i propri simili. Si tratta di educare le persone all’incontro con l’altro e al vivere nella “sobrietà”, al fine di invertire la rotta e preservare il futuro.

LETTERA AL MINISTRO DEGLI INTERNI, MICHELE DI MAURO

lettera al ministro degli interni michele di mauro

Lettera al Ministro degli Interni, di Michele Di Mauro (Bagarì Edizioni 2019) va ben oltre il dibattito pro o contro Matteo Salvini, ma è l’opportunità di ricercare ciò che sta all’origine delle dinamiche più controverse del momento storico in cui viviamo.

Lettera al Ministro degli Interni, saggio in forma di lettera di Michele Di Mauro, apre la collana Parallele Critiche di Bagarì Edizioni. Diversamente da quanto il titolo induce a pensare, Lettera è tutt’altro che un pamphlet anti-Salvini. Indirizzata all’attuale Ministro degli Interni, successore di Marco Minniti – è bene anche tener nota di questo dato -, il libro è un’indagine sulle dinamiche sociali del nostro tempo. Trova concettualmente il suo compimento nella postfazione di padre Alex Zanotelli ed è dalle illustrazioni di Giovanni Mariani, per una satira pungente e appassionata.

Perché leggere Lettera al Ministro degli Interni?

Leggere Lettera al Ministro degli Interni significa andare alla ricerca delle risposte ad alcune domande. Ma prima di tutto, per comprendere le finalità del libro bisogna muovere dalle contraddizioni del nostro tempo, procedere a ritroso e arrivare al nocciolo della questione. In altre parole, bisogna smascherare il fenomeno che è all’origine dei meccanismi sociali che si dispiegano quotidianamente sotto i nostri occhi.
Partiamo, ad esempio, dall’incomunicabilità di massa. Generata dalla forza del giudizio perentorio e insindacabile, che siamo ben capaci di esprimere nascosti dallo schermo del pc e dello smartphone, essa non ci vieta di oltrepassare la soglia tra dibattito e cyber-bullismo. Parliamo anche dell’abilità di sentirci sempre e comunque “persone perbene”, pur esultando per l’uccisione del ragazzino che non si ferma all’alt del carabiniere. Infine – e già ci avviciniamo a uno dei punti cardine del discorso di Michele Di Mauro – la nuova povertà, quella del “sottoproletariato atipico”. Cos’è questa povertà 3.0? Un modo di esistere in cui trovano posto scarpe firmate, smartphone e motorino, ma in cui non c’è mai spazio per istruzione e opportunità concrete di riscattarsi, di scegliere per se stessi un futuro dignitoso.

La post-fazione di padre Alex Zanotelli

A completare il discorso di Lettera al Ministro degli Interni c’è la postfazione di padre Alex Zanotelli. Un tempo missionario comboniano in Africa, oggi attivissimo nel Rione Sanità di Napoli, Alex Zanotelli si allinea alle argomentazioni di Michele Di Mauro proponendo una prospettiva decisiva su come agire per rendere più umano il mondo nel prossimo futuro.

L’operazione concettuale di padre Alex è tanto semplice da definirsi, quando complessa da realizzarsi: essa muta la povertà del sottoproletariato atipico e l’estremo consumismo dei giovani “perbene” in un vivere in sobrietà.
La sobrietà è la chiave di lettura, la via per giungere alle risposte poste poco fa. Essa si accompagna alla giustizia sociale, all’esercizio della tolleranza e allo stare in questo mondo rispettandolo a 360°. Il discorso di padre Alex, dunque, va anche oltre il messaggio evangelico, contempla la necessità di perseverare nelle lotte sociali e ha un occhio sensibile verso le tematiche ambientali.

Lettera al Ministro degli Interni va letto nella consapevolezza che Michele Di Mauro vuol stare al di fuori dei dibatti da social network, fratelli ad alto tasso tecnologico della chiacchiera da bar. Nel loro essere ben più essenziali e acute, frutto delle esperienze condotte a stretto contatto con la problematica realtà napoletana, le considerazioni dell’autore sono un ottimo spunto per riflettere sulla nostra società e sul modo in cui vi stiamo.