GIUANIN. L’UOMO CHE SCAPPAVA VERSO SE STESSO, PASQUALE VITALE

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Giuanin è il racconto di un viaggiatore per i viaggiatori, un resoconto itinerante di storie di vita che si intrecciano sullo sfondo dell’Italia degli anni ‘80.

Il 13 maggio 1978 la legge Basaglia sancisce la chiusura dei manicomi. Negli anni immediatamente successivi all’evento, Pasquale Vitale vive la propria esperienza nel laboratorio artistico di Collegno, ex manicomio, e ha fatto di Giuanin il resoconto di un viaggio tanto fisico quanto riflessivo attraverso luoghi e persone, ma soprattutto attraverso l’arte.

Giuanin: l’incontro a Collegno

Quando Pasquale Vitale arriva a Collegno, ormai i “matti” non ci sono più. Restano poche persone, quelle che non sanno dove andare. Tra questi c’è Giuanin che, come Vittorio e gli altri, è ormai disabituato all’espressione di sé a causa dell’isolamento. L’arrivo di Pasquale a Collegno non ha a che vedere con una missione salvifica, ma contribuisce ugualmente a restituire umanità a chi ha bisogno di riappropriarsi di un proprio spazio. Non è una sorta di  incantesimo, ma è il potere dell’arte.

Il viaggio fuori e dentro di sé in Giuanin

Per Pasquale l’arte è il mezzo espressivo per chi non ha parole per comunicare. Fare il madonnaro e decorare le strade con gessetti colorati è una scelta di libertà. Portare linee di colore agli inquilini di Collegno lo è altrettanto. In Giuanin vengono così ad incontrarsi il discorso sull’arte e una concezione del viaggio. Narrati nelle pagine di questo breve ma intenso racconto, gli incontri all’osteria, il contatto con gli inquilini di Collegno e le riflessioni personali conferiscono alla narrazione grande energia, come anche quella semplicità ipnotica di una vita che si autodetermina liberamente. L’incontro con Giuanin e la permanenza al laboratorio artistico diventano l’occasione di vedere aprirsi davvero le porte di Collegno. Nell’intersezione tra lo spazio dell’arte e della riflessione, nascono l’amicizia e la possibilità di definire e ridefinire se stessi. La pratica artistica, infatti, si attesta come via di fuga e, assieme, come strada maestra per riscoprire la propria interiorità. Giuanin è un libro per chi ama i colori, desidera la libertà, non smette mai di esplorare il mondo e strenuamente si scava dentro.

PHULA, LA POTENZA EVOCATIVA DELLE IMMAGINI

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I libri d’arte stimolano l’introspezione e la conoscenza di sé. Questo è il fine ultimo di Phula.

Rinnovare l’armonia con il mondo, tracciare la strada verso l’illuminazione seguendo i passi di una consapevolezza ritrovata attraverso l’arte: questo è il proposito di Phula. Opera a quattro mani di Eleonora Castagna e Michela Citro, Phula compare tra le prime pubblicazioni di Bagarì Edizioni e sua prima grande sfida.

Phula: la potenza evocativa delle immagini nei libri d’arte

Le immagini possiedono una forza evocativa immensa, che va ben al di là di quanto osiamo pensare, e la premessa concettuale di Phula è proprio questa. La sfida sta nel proporre un vero e proprio gioiello d’arte, il quale è in grado di rivoluzionare in toto il lavoro editoriale e la relazione tra l’osservatore e l’illustrazione artistica. Qual è l’intento di Phula, quindi? Illuminare la strada della consapevolezza, una via da percorrere secondo le indicazioni della capacità interpretativa libera, sciolta dal vicolo di schemi e modelli.

Spontaneità e libertà interpretativa in Phula

Phula nasce dal carattere spontaneo del lavoro di Eleonora Castagna e Michela Citro, e il solo filo conduttore delle illustrazioni è il loro carattere spiccatamente floreale. È tale filo a dare il nome all’opera stessa: phula, in lingua Punjabi significa “fiore”. Eppure non esiste limitazione alcuna alla libera associazione di idee, perché ognuno di noi può “ricamare” relazioni tra immagini, determinare il proprio percorso attraverso le linee astratte, ben definite o morbide tracciate dalle artiste. Ognuno di noi dà senso alle immagini, fornisce un’interpretazione che si accorda alla propria sensibilità. Sebbene la genesi di Phula provenga da uno spirito tanto artistico quanto di leggerezza, ad esso spetta il compito assai arduo dei libri d’arte: dare una scossa alle sopite capacità di interpretazione e riflessione, stimolare la crescita interiore attraverso l’introspezione e la conoscenza di sé.