Chi ha allontanato l’arte?

Chi ha detto che l’arte deve essere relegata nei musei? Chi ha consegnato la vita quotidiana alle impersonali riproduzioni stampate o alle tele industriali su paesaggi e natura morta?

Chi ha iniziato a vendere un’arte senza artista?

È davvero così difficile pensare a grandi opere del presente accessibili a più di una cerchia ristretta di miliardari filantropi?

Come è possibile pensare ad una società di uguali diritti e uguali possibilità se l’espressione di ciò che vi è di propriamente umano viene incatenata in una teca con apposto il cartello “non toccare”?

Avvicinare l’arte all’uomo, restituire alle persone un’arte con un’artista, è l’obiettivo di Phula design.

Dalle disegnatrici di Phula, una raccolta di interpretazioni floreali, nasce l’idea di sottrarre l’arte al pregiudizio che vuole la qualità inversamente proporzionale al valore di mercato. La cartoleria di Phula design mette a disposizione la ricerca, l’espressività e la delicatezza dei fiori (phula,infatti,è il termine punjabi per fiore) in oggetti con i quali chiunque, a prescindere dalla professione, interagisce quotidianamente, non solo per arricchire di significato gesti abituali, ma anche per riavvicinare l’uomo moderno alla ricchezza e al rispetto della natura.

Phula, difatti, nella cultura punjabi indicano un modo di dar luce alla propria anima, in quella armonia perfetta del sè con il mondo altrimenti detta illuminazione. Il fiore, nella sua bellezza stravolgente, fragile e volatile, è la vita stessa, nella sua armonia col mondo.

Partendo da questo messaggio, Phula design propone una scelta di articoli dedicati ai fiori dell’anno, presto disponibili nello store Bagarì.

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