Giuanin, dal dialogo allo spazio

La domanda circa la possibilità del dialogo umano, così come si presentava in Giuanin, fondata sulla distinzione tra due possibilità opposte, parimenti valide e tuttavia referenti di condizioni e scelte completamente diverse, non esaurisce ciò che il racconto ha da offrire.

La narrazione, infatti, non si regge unicamente sul dialogo tra il narratore e l’affascinante figura di Giuanin; le condizioni del dialogo meritano altrettanta attenzione.

Perché l’arte? Perché tra le tante comunicazioni possibili, tra le tante possibilità di relazioni umane, Giuanin è affascinato proprio dall’arte? Qual’è, quindi, a questo punto, la relazione tra follia e arte?

L’arteterapia è una pratica antica, riconosciuta ufficialmente solo di recente e ancora sottoposta a pregiudizi e scetticismi. Le strutture specialistiche sono poche e spesso la possibilità di esprimere se stessi è garantita, agli emarginati, unicamente da laboratori indipendenti, che si organizzano autonomamente sul territorio.

L’arte come riconquista dello spazio

Ciò che l’arte permette è la riconquista di uno spazio proprio, di uno spazio vivo. La reclusione cui sono condannate le persone che non accettano di piegarsi ai dettami della socialità organizzata, si era detto, non risolve affatto la loro condizione, né permette quella dialettica tra sé e l’altro che li renderebbe autonomi. Con la reclusione si elimina il problema nascondendolo.La riconquista assume un ruolo fondamentale proprio in quanto permette di riappropriarsi della realtà dalla quale si fugge. Nella misura in cui lo spazio è, in condizioni normali, regolato da una fitta rete di divieti, rapporti di potere e funzioni significanti dipendenti dalla forma sociale, ogni individuo si vede obbligato alla decisione in relazione allo spazio. Non vi sono alternative alla scelta: vivere in uno spazio già regolamentato, secondo modalità personali, oppure essere esclusi, relegati ai margini della società, sbattuti in una cella di cui si smarriscono le chiavi.

La pratica artistica come punto di fuga

L’arte si inserisce, a questo punto, in quanto punto di fuga: nella misura in cui l’arte permette di esprimere, tra le tante cose, anche e sopratutto la propria relazione con lo spazio, viene meno l’attrito tra spazio obiettivo e spazio soggettivo. Le tensioni che altrimenti dilaniano la persona, tra una dimensione oggettiva che non si sente come propria e se stessi, si realizzano dialetticamente con la produzione artistica, attraverso l’intreccio di linee e colori, la composizione di suoni o di forme a partire dalla materia.

La pratica artistica, a prescindere dal gusto soggettivo, rientra nel socialmente tollerabile in virtù dell’universalità delle tensioni in essa espressa, che non sono proprie unicamente del folle, ma costituiscono l’individualità di ognuno. Essa permette una ulteriore mediazione tra sé e il mondo, permette all’emarginato di appropriarsi di un proprio spazio attraverso la sua rielaborazione estetica.

In tal modo Giuanin riesce ad aprire le porte di Collegno; in tal modo riesce a ritrovare l’umanità sottrattagli, e in tal modo questa possibilità diviene propria di ognuno.

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