Il mondo brucia nel silenzio. Da gennaio ad agosto 2019, andati in fumo 5 milioni di ettari di vegetazione.

«Io sono me più il mio ambiente, se non preservo quest’ultimo non preservo me stesso».

Con questa emblematica frase, Jose Ortega y Gasset, provava nel 1914 a sensibilizzare le persone su una questione di estrema importanza, la tutela della natura e dei suoi frutti, allora non ancora impellente. A distanza di 105 anni da queste parole, i cosiddetti polmoni della Terra stanno bruciando, incessabilmente, contemporaneamente ed inesorabilmente.

Cosa sta succedendo realmente nel mondo?

Il 2019 è stato, fino ad ora, un anno molto duro per il nostro pianeta e le cose, purtroppo, non sembrano destinate a migliorare. Dall’inizio dell’anno in diverse aree verdi del pianeta tra Sud America, Siberia, Sud-Est asiatico ed Africa si sono infatti registrati migliaia di incendi ogni mese. Nella sola Amazzonia stando ai dati forniti dall’INPE, l’istituto brasiliano che si occupa delle indagini spaziali, gli incendi totali nel 2019 sono stati da gennaio ad agosto 84957, per una media di circa 350 incendi al giorno che hanno coinvolto Brasile, Perù, Argentina, Bolivia e Paraguay. Nelle zone forestali della Siberia e della tundra dell’Alaska, della Groenlandia e dell’Artico, nel solo mese di agosto, sono andati a fuoco oltre 5 milioni di ettari di vegetazione, ovvero poco meno dell’intero patrimonio forestale italiano. Grazie ad una fotografia scattata dalla FIRMS, il centro dati della NASA, è possibile rendersi conto della reale situazione in cui la Terra riversa, dato che ogni singolo incendio attivo è riportato sull’atlante con un puntino rosso.

Ovviamente non si tratta di soli incendi spontanei, maggiori in Siberia dove il numero di fulmini e di piante secche è notevolmente aumentato per via del riscaldamento globale, ma sono di fatto numerosissimi i casi di roghi appiccati con dolo. Roghi che, per via dell’aumento delle temperature e della siccità prolungata, si propagano con facilità disarmante e risultano quasi impossibili da estinguere.  In Amazzonia tutto è dovuto alla crescente deforestazione necessaria alla produzione agricola ed industriale, così come in Indonesia, laddove le autorità hanno puntato il dito contro i produttori di olio di palma colpevoli di voler ampliare le zone di coltivazione. Caso diverso, invece, quello dell’Africa poiché nelle zone più colpite, ovvero quelle limitrofe alla Savana in cui è presente un bioma erboso, la causa scatenante non è la deforestazione ma la fertilizzazione. Inoltre è stato dimostrato come la tecnica dello slash and burn permetta realmente di rinnovare la vegetazione grazie alla cenere che si deposita sul terreno, limitando il problema esclusivamente all’emissione di CO2.

L’indifferenza istituzionale

Una simile situazione, se si tiene conto degli innumerevoli problemi che la Terra sta affrontando dal punto di vista ambientale, necessiterebbe di un pronto intervento delle istituzioni e di una reale volontà di trovare una soluzione, invece si è costretti ad osservare allibiti l’indifferenza, se non la connivenza, delle figure istituzionali e di conseguenza, neanche a dirlo, della popolazione tutta. Basti pensare alla figura di Jair Bolsonaro, reo di aver ridotto le sanzioni per la deforestazione dell’area ora soggetta agli incendi e di aver licenziato il direttore dell’INPE accusandolo di aver falsificato i dati, oppure a tutti i criminali, al soldo dei latifondisti, disposti ad incendiare la propria terra. Il nostro habitat naturale, l’unico pianeta attualmente conosciuto sul quale è possibile la vita, sta bruciando senza sosta, creando un circolo vizioso che si autosostenta. Un circolo vizioso in cui gli incendi sono alimentati dalle temperature sempre più alte, le emissioni di CO2 dovute agli incendi creano i presupposti per un ulteriore aumento di temperatura e così via all’infinito fino ad arrivare a quello che viene solitamente definito Tipping Point, il momento in cui il processo di trasformazione di una foresta in savana diviene irreversibile. E il tempo a nostra diposizione per invertire il processo continua ad esaurirsi.