Inaugura un nuovo primo maggio con “Lettera al ministro”

Il primo maggio è istituzionalizzato come Festa dei lavoratori dal 1890, in memoria dei tragici sviluppi della rivolta di Haymarket, accaduta nel 1886 a Chicago.

La Festa dei lavoratori è diventata festa nazionale nella maggior parte dei paesi del mondo, in alcuni in occasione di altri eventi e celebrata in altre date (in particolare negli Stati Uniti e in Canada viene celebrata il primo lunedì di settembre).

Il significato storico e sociale della festa dei lavoratori e del primo maggio, tuttavia, come molte delle celebrazioni in occasione di lotte per i diritti umani e dei lavoratori, è andato via via dissolvendosi: le celebrazioni nazionali, si sa, tendono a mutare in eventi di socializzazione più che in rimemorazioni dei significati di ciò che in principio erano state.

Le celebrazioni si tramutano, una volta istituzionalizzate, in eventi di festa esclusivi: attività commerciali private, enti culturali, liberi professionisti e in generale qualsiasi occupazione che orbita intorno all’intrattenimento, al turismo e alla ristorazione vive il primo maggio come una delle tante occasioni in cui l’alienazione del lavoro quotidiano si palesa con violenza.

La Festa dei lavoratori assume, alla luce di questi aspetti, una ironica sfumatura sadica: la rimemorazione delle lotte operaie per maggiori diritti, infatti, trascorre alla luce del ripresentarsi delle stesse condizioni lavorative contro cui i rivoltosi di Haymarket si ribellarono oltre un secolo fa!

Il primo maggio oggi

Negozi aperti tutto il giorno, musei e mostre che si preparano a sostenere lo tsunami di visitatori e turisti, tecnici e manovali all’opera per permettere ai numerosi concerti di funzionare correttamente, ristoranti, pizzerie e agriturismi con le agende piene di prenotazioni e file chilometriche all’esterno: il primo maggio rappresenta per i lavoratori a contratto l’inferno in terra.

Vi è, tuttavia, anche chi gioisce: i lavoratori occasionali, a nero, sfruttano la necessità di manodopera extra per guadagnare paghe doppie rispetto ad un normale giorno lavorativo, inconsapevoli del fatto che proprio in quella giornata, nel lontano 1886, migliaia di persone rimasero ferite e centinaia morirono per combattere un mercato del lavoro più simile a quello odierno di quanto non si riconosca.

Leggi e diritti si esauriscono nella recitazione di belle parole vuote se non vengono applicate, e feste come quella del primo maggio palesano chiaramente come il vero significato della ricorrenza, in realtà, sia stato completamente tradito!

L’obiezione positivista

Qualcuno potrà obiettare, chiaramente, che le feste sono sacrosante e che una festa per molti risulta essere preferibile al nulla fintantoché chi ne trae vantaggio è numericamente superiore a chi, invece, è costretto a subire un peggioramento delle condizioni lavorative proprio in quella occasione. Si tratta del classico ragionamento positivista, completamente filisteo, per cui, nella fideistica attesa che le cose migliorino col tempo, è cosa buona e giusta godere di ciò che si ha a disposizione.

Stessero così le cose, l’assolutismo sarebbe ancora la forma di governo dominante e gli imperi coloniali avrebbero ancora una forma cinquecentesca. I diritti umani non si sono fatti da soli; l’ignavia positivista non ha mai avuto altro senso che la conservazione dei rapporti di potere presenti.

Il primo maggio di Bagarì Edizioni

Proprio riconoscendo questa fondamentale contraddizione, Bagarì Edizioni ha deciso di organizzare un momento di riflessione collettiva. Le contraddizioni che caratterizzano il mondo contemporaneo sono oggetto di una linea di ricerca che noi di Bagarì portiamo avanti da tempo, e che hanno visto una prima concretizzazione in Lettera al Ministro di Michele Di Mauro (Bagarì, febbraio 2019). Proprio in occasione del primo maggio, infatti, verrà formulata una domanda dall’autore, una domanda per ripensare il primo maggio, riviverlo pienamente alla luce delle proprie esperienze, delle proprie idee e delle proprie opinioni.

Le vittime della rivolta di Haymarket non avrebbero chiesto altro che un momento di riflessione, di pausa dalla frenesia di tutti i giorni in modo da poter dare forma ai propri pensieri, di ordinare le proprie esperienze così da poter riflettere a pieno sulla propria condizione.

Il momento di riflessione collettiva indetto da Bagarì mira proprio a fornire uno spunto a voi lettori per riflettere e, attraverso la risposta alla domanda di Michele Di Mauro, elaborare un vostro pensiero a riguardo. Le tre migliori risposte otterranno una copia autografata di Lettera al Ministro e avranno la possibilità di discutere con l’autore e il curatore del libro, padre Alex Zanotelli, sulle tematiche trattate in occasione dell’evento di presentazione presso la libreria Iocisto che si terrà a fine maggio.

Ricordate il primo maggio insieme a Bagarì e seguiteci per tenervi aggiornati sugli eventi e le pubblicazioni.