LA LEGGE BASAGLIA: DALL’ALIENAZIONE ALL’ABBANDONO

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Tra lacune istituzionali e pregiudizio sociale, ci chiediamo quali furono gli effetti principali della Legge Basaglia e della chiusura dei manicomi.

Poveri, vagabondi, corrigendi e “teste pazze” riassumeranno la parte abbandonata dal lebbroso e vedremo quale salvezza ci si aspetta da questa esclusione, per essi e per quelli stessi che li escludono.

Con queste poche parole il filosofo francese Michael Foucault anticipava quella che sarebbe stata la principale controversia scaturita dall’approvazione della Legge Basaglia, l’accettazione e il reinserimento nella società degli individui affetti da disturbi mentali. Di fatto, prima del 13 maggio 1973, essere affetti da disturbi mentali corrispondeva ad una condanna a vita agli ospedali psichiatrici, al tempo conosciuti come manicomi, ed è noto che i manicomi fossero tutto fuorché luoghi di comfort. Percosse, digiuni, camicie di forza e cinghie di cuoio sono solo alcuni esempi di ciò che davvero voleva dire vivere in un manicomio.
A tutto ciò andava ad aggiungersi l’altrettanto gravosa questione dell’alienazione sociale a cui, a causa dell’internamento, i pazienti erano costretti. La vita di un internato prima del 1973 prevedeva infatti la netta separazione dalla società, la perdita dei diritti civili ed addirittura l’iscrizione al casellario penale, alla stregua dei delinquenti.

Legge Basaglia: l’assenza delle istituzioni nel reinserimento sociale

In una situazione del genere non è affatto sorprendente considerare le numerose difficoltà che il reinserimento sociale di questi individui portò con sé. Questo perché, come emerge anche dalle pagine di Giuanin. L’uomo che scappava verso se stesso (Pasquale Vitale, Bagarì Edizioni 2019), l’Italia non era ancora sufficientemente organizzata per affrontare le criticità che sarebbero sopraggiunte «una volta che il disagio psichico – come afferma il protagonista tra le pagine del libro – sarebbe defluito nella quotidianità.»
Proprio partendo da queste premesse, è comprensibile l’accento posto in Giuanin sulla gravità di queste mancanze istituzionali, evidenziate in maniera quasi marginale, ma non per questo meno pungente.

Quelli che un tempo erano individui da confinare, completamente alienati dalla società civile, sono ora improvvisamente immersi in questa stessa società.

Con la chiusura dei manicomi, infatti, essi sono stati affidati o ai familiari, spesso però impossibilitati al loro mantenimento per questioni economici, o a strutture ospedaliere incapaci di gestirli, oppure anche, nei casi più estremi, abbandonati a loro stessi e di conseguenza a morte certa.

Tentativi di aggregazione e difficoltà sociali

La risposta delle istituzioni a queste situazioni di difficoltà fu l’attuazione di svariati progetti, con il fine di creare delle comunità di riferimento e garantire libero accesso ad attività altrimenti inaccessibili per individui affetti da disturbi mentali. Proprio in un contesto simile, presso un laboratorio di pittura istituito a Collegno, avviene l’incontro attorno al quale ruota l’intero racconto del libro sopracitato: l’incontro tra due figure agli antipodi, quasi ossimoriche.
Da una parte un madonnaro, artista di strada e dunque ben inserito e a proprio agio nel meccanismo sociale, e dall’altra Giuanin, un ragazzo timido e sfuggente affetto da disturbi mentali e completamente alienato da qualsiasi forma del vivere civile. Proprio questo incontro, e il contrasto in esso implicito, tra il “laboratorio sociale della piazza” ed il “laboratorio chiuso” di Collegno, riflettono le difficoltà che limitarono ampiamente gli effetti positivi della Legge Basaglia.

Difatti, nello svilupparsi della vicenda che li vede protagonisti, l’incontro e la commistione tra questi due mondi così distanti tra loro saranno ampiamente limitati dai pregiudizi sociali e dalle già citate lacune istituzionali, svilendo ed offuscando le grandi potenzialità messe in luce da Giuanin e dai restanti membri del laboratorio di Collegno.

È dunque centrale in Giuanin la critica alla gestione sociale degli affetti da disturbi mentali successivamente all’approvazione della Legge Basaglia, critica mossa dimostrando come la chiusura degli ospedali psichiatrici fu, almeno inizialmente, una transizione dall’alienazione dei manicomi all’abbandono nella società.