L’arte affonda ma non annega, parola di Blub

Sono apparsi di recente sui muri di Spaccanapoli 40 volti noti della storia e della cultura popolare armati di maschera da sub. Il progetto, realizzato dall’artista fiorentino Blub, si chiama “l’arte sa nuotare”.

Vi siete, per caso, chiesti quale messaggio si nasconde dietro i piccoli acquari umani disseminati in città? Lo abbiamo chiesto direttamente al loro ideatore.

Ti chiedo innanzitutto qualcosa sulla tua formazione. In che modo ti sei avvicinato all’arte e in particolare alla street art?
Ho effettuato studi d’arte consueti: l’istituto d’arte di Porta Romana e poi l’Accademia delle Belle Arti, a Firenze. Non è che mi sono avvicinato all’arte, ha sempre fatto parte della mia vita. È stata una confluenza di eventi che mi ha portato a realizzare questo progetto per strada.

Hai di recente installato 40 opere nel centro storico di Napoli. Come mai questa città?
È da un po’ che ci stavo pensando, Napoli è bellissima non solo per la sua storia ma per l’atmosfera che vi si respira, vivace e allegra. Mi sono innamorato di lei!

I cittadini si stanno interessando molto alla tua arte, lo si evince dagli scatti pubblicati sui social in questi giorni. Ti aspettavi tutta questa attenzione?
Cerco di non avere aspettative, lo faccio per il gusto di farlo, aggiungere del mio e condividerlo con tante persone che neanche conosco. Questo ci unisce. Il fatto di ricevere dei feedback positivi da parte di sconosciuti mi spinge a continuare.

In base a quale criterio scegli i personaggi storico-artistici da rappresentare?
I personaggi devono aver lasciato un segno di grandezza e ispirazione, persone comuni che si sono elevate e hanno contribuito con il loro esempio a creare un mondo migliore, ma seguo anche un criterio estetico e sto attento che la maschera da sub doni o meno ad un certo personaggio.

Mi ha incuriosito molto il fatto che tu spesso ritorni sulle opere per un restauro, che è una pratica esplicitamente museale in quanto la street art è per definizione temporanea. Credi che la street art stessa si stia evolvendo verso qualcosa di diverso dalla sua concezione originale?
Quando mi è possibile faccio un piccolo restauro, chiamiamolo così. Il tempo non si ferma. Le cose come le vediamo oggi, domani saranno viste diversamente. Una definizione  della street art non saprei dartela, è un movimento così ampio, e non ho neanche gli strumenti per farlo sinceramente. Mi definisco street artist “per convenienza” visto che opero in strada, tutto qui. Lascio le definizioni a chi ne sa più di me. Per quanto mi riguarda non faccio della street art un’occasione di condanna al sistema. Per me è uno strumento che dà un punto di vista più leggero sulle cose. È un invito a non prendersi troppo sul serio e un omaggio a tutte le città che mi “ospitano”.

Concentrandoci sul progetto “l’arte sa nuotare”, credo che l’ambientazione subacquea sia perfettamente in linea con la crisi sociale che i paesi del Mediterraneo vivono negli ultimi anni. È anche una forma di denuncia politica, la tua? In particolare trovo molto efficace la tua versione de “La Creazione di Adamo”. La scelta di riportare dal dipinto originale le sole mani dei protagonisti ridimensiona la figura di Dio a quella di un uomo che negli abissi marini soccorre un altro uomo?
Non faccio nessuna denuncia politica, considero il mio un contributo più estetico che etico. Ma riguardo “La Creazione di Adamo” è come dici tu. Noi siamo solo una particella di Dio ma non ne siamo consapevoli e ci arrabattiamo per le nostre piccole faccende quotidiane. Se riconoscessimo in noi quanto potenziale c’è, prenderemmo la vita con più semplicità seguendo le nostre ispirazioni.

E invece riguardo ai progetti futuri, dove ti troveremo e a cosa stai lavorando?
Non faccio progetti a lungo termine, le cose avvengono da sé, mi lascio trasportare… per l’appunto ancora a Napoli.