Phula, la potenza delle immagini

Le immagini, in qualsiasi forma ci vengano presentate, hanno una forza evocativa immensa, ben al di là di quanto, anche chi ne è consapevole, possa immaginare.
Ed è da questa premessa che prende forma Phula, un insieme di lavori, nati per motivi pratici, di studio ed esercizio, definiti dalle stesse autrici “una montagna di nostri scarabocchi”, che pone fortmente l’accento sul potere evocativo delle immagini.

La continuità spontanea

Proprio in virtù del carattere spontaneo dei singoli lavori e della mancanza di ogni forma di descrizione o catalogazione delle opere, Phula lascia buona parte del lavoro di interpretazione alla fantasia e all’associazione spontanea di idee; mano mano che si osservano, le immagini sembrano assumere un senso, anche d’insieme, ben definito e le relazioni tra esse appaiono quanto mai evidenti. 
In un continuo botta e risposta tra i lavori stilizzati delle due autrici emerge predominante il soggetto floreale, motivo principale alla base della scelta del titolo, Phula, termine Punjabi che indica il fiore.
Ed è proprio in questo percorso floreale, inframezzato da lavori propriamente astratti, che si intravede a tratti un altro soggetto, quello femminile, in uno sporadico apparire di linee morbide e delicate, sempre accompagnato,se non sovrastato, dal ruolo predominante della presenza della natura, floreale o meno.

La libertà intepretativa

ll carattere così puro e genuino di Phula, assolutamente né artificioso né ricercato, riesce così a creare, pagina dopo pagina, immagine dopo immagine, un insieme di sensazioni puramente soggettive che garantiscono un valore prettamente personale all’interpretazione dell’opera.
Questa ampia libertà di interpretazione che Phula vuole offrire, è una peculiarità fenomenale se si considera che la miriade di immagini, di propaganda e non, a cui ogni individuo è quotidianamente sottoposto, sono spesso una sorta di circuito chiuso, messaggi chiari ed accessibili con un significato preciso e riconosciuto universalmente, un circuito che non lascia spazio alla capacità di astrazione e di riflessione.
Alla luce di quanto detto si evince come Phula, sebbene la sua stessa genesi le conferisca un carattere tanto leggero, sia capace di svolgere un arduo compito, quello di risvegliare l’ormai sopita capacità di interpretazione e riflessione, divenendo così un vero e proprio percorso di crescita introspettiva, per conoscere se stessi nel modo più semplice e immediato possibile, ricorrendo, cioè, al potere evocativo delle immagini.

Phula

di Eleonora Castagna e Michela Citro

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