Briganti o criminali?

Negli ultimi mesi del 1863 su L’Indipendente,  Alexander Dumas pubbica il racconto in sette capitoli dal titolo “Pietro Monaco sua moglie Maria Oliverio e i loro complici”.  Il francese segue prima da giornalista e poi da scrittore le terribili vicende dei due, apparentemente feroci e navigati criminali , ma nella realtà  entrambi meno che trentenni.

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L’assassinio della strada S. Rocco: tra Dumas e E.A. Poe

«Se vi è un paese dove i furti e gli assassini siano frequenti, questo è Napoli. Se vi è un paese ove i furti e gli assassini restino impuniti, è in Napoli».

Come ben sappiamo, spesso la letteratura risulta essere uno strumento, talvolta molto efficace, per l’esposizione di problematiche e la critica delle istituzioni che dovrebbero risolverle. Questo è il ruolo riservato ad un racconto presente nell’appendice del giornale «L’indipendente», pubblicato nel 1861 a Napoli. Leggendo la prefazione del racconto «L’assassinio della strada San Rocco», presente nell’appendice di questo giornale, Alexandre Dumas ci colpisce immediatamente con due frasi dirette e fortemente critiche rispetto alle blande contromisure che le istituzioni dell’epoca effettuavano per placare la criminalità. Infatti l’accusa principale che Dumas rivolgeva alla polizia è quella di collusione con l’attività criminale o, usando le sue parole, di «associazione segreta fra gli uomini di polizia e gli uomini di rapina». Lo scrittore francese delinea i motivi per il quale le forze di polizia dell’epoca erano così poco efficienti. Affermò di vedere in loro una totale mancanza di amor di stato e, di conseguenza, di aver fatto della polizia un mestiere piuttosto che un’arte. Per questo motivo volse le sue critiche ai criteri di assegnazione del ruolo di prefetto di polizia; criteri che, secondo Dumas, comportarono l’assegnazione di questa posizione a persone a cui mancano le competenze basilari per effettuare al meglio un lavoro del genere: le «facoltà analitiche». Il racconto che segue questa prefazione è stato utile a Dumas per delineare precisamente cosa intendesse per facoltà analitiche e, in generale, per descrivere il comportamento e la personalità che un prefetto dovrebbe avere.

Il racconto

Questo racconto è caratterizzato da un duplice mistero: quello proprio della narrazione e quello della quasi totale assonanza con l’opera di Edgar Allan Poe. Per quanto riguarda il primo, tutto ha inizio quando la quiete di una tranquilla strada di Parigi, San Rocco, viene interrotta da un susseguirsi di urla provenienti dal secondo piano della casa numero sette. I vicini, accompagnati da due sergenti della città, una volta entrati nell’abitazione trovano dinanzi a loro uno scenario agghiacciante e fuori da ogni logica: un duplice assassino. Le vittime sono la signora l’Espanaye e sua figlia, madamigella Camilla l’Espanaye. Sia il movente che la dinamica del duplice omicidio sono assolutamente oscuri sia agli occhi dei primi testimoni della scena del crimine che alle forze dell’ordine. Sembra un caso irrisolvibile, tuttavia le indagini continuano. Dopo la descrizione minuziosa della stanza dove sarebbe avvenuto l’assassinio e degli interrogatori dei vicini, ecco sopraggiungere la figura fondamentale per mettere luce sul dramma di San Rocco: un certo Edgardo Poe. Egli è il prototipo del «detective» moderno: un uomo sveglio, dalla grande capacità deduttiva, con un’innata capacità di utilizzare la logica per risolvere i vari enigmi che ama affrontare. La sua, però, è una logica fuori dagli schemi, capace di dedurre soluzioni, almeno inizialmente, totalmente impensabili. A questo punto, la strada delineata da Edgardo Poe, figlia di una logica elastica, sembra essere l’unica in grado di trovare una soluzione a questo macabro enigma.

Il mistero avvolto dal mistero: Dumas o Poe?

Appare evidente che questo racconto sia oltremodo simile a «I delitti della Rue Morgue» di Edgar Allan Poe, considerato il capostipite del genere poliziesco. Edgardo Poe, protagonista del racconto di Dumas, è, infatti, il riflesso di Auguste Dupin, prefetto di Parigi, protagonista del racconto di Poe in esame, ma anche di altri suoi racconti. Inoltre un’altra stranezza riguarda il nome del medico che effettua l’autopsia ai corpi delle due vittime: nel racconto dello scrittore francese si chiama Dupin, mentre in quello di Poe si chiama proprio Dumas. Poco prima di iniziare a narrare il racconto, il direttore de «L’indipendente» narra il suo incontro con un certo Edgardo Poe, suo ospite a Parigi nel 1832, dando il via ad una serie di interrogativi che ancora oggi non hanno trovato una risposta esaustiva e definitiva. Infatti, per mancanza di fonti, risulta impossibile stabilire se i due effettivamente si incontrarono a Parigi o meno; se «L’assassinio della strada San Rocco» sia un plagio o qualcos’altro. L’unica cosa che si può stabilire è l’intenzione che spinse Dumas a pubblicare questo racconto: il voler offrire al Prefetto di Napoli, a cui è dedicata la prefazione, il prototipo del poliziotto perfetto e magari un modello da seguire per svolgere meglio il suo lavoro. L’ambizione di Dumas, dunque, fu quella di offrire una soluzione, attraverso un racconto, volta a risolvere i problemi di criminalità che assalivano la città di Napoli nell’Ottocento, utilizzando la letteratura per aprire gli occhi alle istituzioni riguardo alle qualità che il ruolo di un poliziotto richiede per salvaguardare la città in cui viveva.