IL POTERE FUORI CONTROLLO: 3 TRA I MINISTRI PIÙ TEMUTI DEL NUOVO MILLENNIO

Dai drammi shakespeariani alla satira politica novecentesca, l’abuso di potere nella modernità si è circondato di un’aura di tragicità che colpisce indistintamente. Ecco a voi i 3 ministri più noti del potere sregolato

La celebre massima “non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede gestire il potere” permette una universale distinzione tra uomini politici e dominatori. I primi si interessano all’amministrazione vera e propria del potere, alla sua strutturazione e alla regolamentazione; i secondi ne cadono vittima, diventano marionette nelle mani del potere, operai della sua sregolata accumulazione.

Le forme della sudditanza al potere sono svariate, spesso assai sottili. Le dittature non sono che il massimo grado della palesamento di questa sudditanza: esperienza assai più accessibile e comune è, invece, il riconoscere questa dipendenza entro sistemi sociali che, almeno formalmente, dovrebbero contrastarla.

Se Lettera al Ministro degli Interni (Bagarì Ed., febbraio 2019) mette in evidenza gli effetti sul corpo sociale della presenza di elementi patologici nella gestione del potere di una società, vi proponiamo di seguito tre esempi concreti di persone sedotte e soggiogate dalla sete di potere, tre ministri che nel nuovo millennio non hanno saputo e non sanno ancora resistere alla follia che il potere fuori controllo comporta.

Viktor Mihály Orbán, il nuovo volto del nazionalismo europeo

Viktor Orbán, Primo Ministro dell’Ungheria dal 1998 al 2002, e poi dal 2010 fino ad oggi, figura al terzo posto tra i ministri più temuti. Promotore di un nazionalismo di destra, ha a più riprese dimostrato di considerare i diritti fondamentali dell’uomo alla stregue di barzellette di cattivo gusto.

Fautore di riforme economiche su base etnica, di riforme costituzionali volte a eliminare categoricamente qualsiasi opposizione al governo, politica di immigrazione violenta e di una manipolazione programmata dell’opinione pubblica, attraverso sanzioni e limitazioni della libertà di stampa, il governo Orbán amministra l’Ungheria con un pugno di ferro.

Approfittando della propria posizione strategica sulle rotte migratorie verso l’Europa Centro-Settentrionale, il governo si garantisce il consenso della comunità internazionale per qualsiasi opera di politica interna, anche la più scellerata, anche la più illegale.

Dick Cheney, la criptosignoria nell’America di George W. Bush

Dick Cheney è diventato tristemente famoso grazie alla pellicola Vice- l’uomo nell’ombra, di Adam McKay (2018). Amministratore delegato della Halliburton dal 1995, dopo anni di carriera politica di successo, ritorna sulla scena come vicepresidente di George W. Bush il 20 gennaio del 2001. In precedenza aveva già ricoperto cariche considerevoli sotto la presidenza di Ford e Bush padre, gestendo le operazioni Just Cause a Panama (1989) e Desert Storm in Iraq (1990). Rinomato presso il suo stesso partito per posizioni estreme, la sua efferatezza e la brutalità con cui esercitava il potere emergono nella gestione della crisi conseguente all’attentato dell’11 settembre 2001. Infatti, la seconda guerra in Iraq (2004) è in gran parte attribuibile alle sue decisioni. La dottrina dell’1% che ne ha contraddistinto la politica è alla base dell’onta di infamia ricaduta sull’esercito e sulla polizia militare statunitense.

A Dick Cheney vanno attribuite le maggiori responsabilità per gli scandali in Iraq, Afghanistan e i crimini contro l’umanità che hanno caratterizzato la guerra al terrorismo americana (in particolare le misure di sicurezza a Guantanamo, i sequestri e le torture).

Vladimir Vladimirovic Putin, il passato che si reinventa

Non poteva assolutamente mancare il volto della Russia contemporanea, uno degli uomini più famosi al mondo e, al contempo, uno degli amanti migliori, più scaltri e più fedeli del potere.

I suoi crimini sono numerosi e toccano ogni aspetto della vita politica di un paese: controspionaggio combattuto con omicidio, attacchi informatici, crimini contro la libertà di parola, di espressione e di opposizione politica, crimini di guerra.

La lista è lunghissima e ogni giorno continuano ad aggiungersi punti su punti. Sebbene la sua popolarità stia leggermente calando rispetto agli anni scorsi, il patto col diavolo firmato dall’ex direttore dei servizi segreti federali ha prodotto quel raro e ideale connubio per ogni servo del potere: timore e rispetto. Vladimir Putin, lungi dall’essere una persona rispettabile e un capo di governo invidiabile, il cinque volte Primo ministro della Federazione Russa controlla il paese con il pugno di ferro, promuovendo sentimenti nazionalisti e facendo convergere le nuove energie in un rinnovato impegno al riarmo che, oltre a puzzare di muffa, punta alla resurrezione di uno spettro che il mondo non vuole assolutamente ricordare.

Questa è la lista che vi presentiamo. Vi sono numerosissimi ministri che meriterebbero una menzione onorevole, ma che, in un modo o nell’altro, rientravano nelle categorie che Orbán, Cheney e Putin individuano. Abbiamo deciso di tralasciare i dittatori contemporanei che, sebbene abbiano compiuto crimini ben più significativi, appartengono ad una categoria a parte: essi sono le consorti, “cornute”, del potere, e non le sue maliziose amanti.